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Martedì, Ottobre 17, 2017

 

Mosaico 2013

Si è concluso il 20 dicembre a Bologna il percorso di analisi e studio organizzato dalla Fondazione Libera Informazione, e realizzato in collaborazione con l'Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna: "Mosaico di mafie e antimafia. L'altra 'ndrangheta in Emilia Romagna. Dossier 2013", ricco di dati e informazioni utili per fare il punto sulla presenza e sui principali "business" delle organizzazioni mafiose in Emilia-Romagna.

Dal traffico di droga, al riciclaggio di denaro sporco, dalla contraffazione agroalimentare alle ecomafie, fino all'invasione del tessuto economico della regione, i boss stanno radicando la propria presenza in regione. Dai dati del dossier emerge che l'Emilia-Romagna è la quarta regione in Italia per il numero di operazioni antidroga nel 2012; è la quarta regione per numero di segnalazioni sospette pervenute all'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia, anche se la quasi totalità delle Sos proviene dagli istituti di credito.

L'Emilia-Romagna, inoltre, è la seconda regione del nord Italia per numero di aziende confiscate, ed è decima nella classifica delle illegalità ambientali stilata annualmente da Legambiente, mentre la Dda di Bologna registra il maggior numero di notizie di reato iscritte ai sensi dell'articolo 260 del codice dell'ambiente.

A questi dati se ne sommano altri che dimostrano come i boss stiano allargando i propri interessi in settori considerati strategici nel periodo di crisi che sta colpendo l'intero Paese: quello dei "compro oro" e del gioco d'azzardo. Ambiti, questi, sfruttati dalle mafie come apri-porta per l'usura e l'imposizione del racket delle estorsioni, un volano utile per riciclare proventi illeciti e allungare il controllo su fette sempre maggiori dell'economia legale. Infiltrazioni tanto più pericolose nel momento in cui si consolida la ricostruzione post-terremoto

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